Mauro Sgarbi e Gaetano: storia di street art baffuta a Roma

Gaetano Murales Sgarbi

Con un murales baffuto l’artista ha voluto riassumere – o quantomeno ci ha provato – lo spirito multiculturalista dell’Esquilino tra mustacchi normanni e barbe jihadiste

Roma – Al 17 di Via Giolitti, a due passi dalla stazione Termini sotto ai ballatoi di un vecchio palazzone umbertino uno splendido murales a firma dello street artist Mauro Sgarbi ritrae il baffuto volto di Gaetano, venditore ambulante campano di 60 anni che da oltre 40, sotto a questi portici, ha un piccolo “stand” di borse e articoli da viaggio.
Da giovane, come tanti altri suoi conterranei durante il boom economico, si trasferì nella Capitale per cercare fortuna. Un luminoso sorriso stampato sulle labbra incorniciato da un canuto e curatissimo mustacchio, in piena linea con la migliore tradizione lanuginosa del meridione, che Sgarbi con mano sapiente ha saputo rappresentare maestosamente in questa sua opera completata l’11 giugno scorso nel corso di una flash mob a favore della Casa dei diritti Sociali che proprio qui, al 17 di via Giolitti, svolge le sue attività a sostegno degli immigrati fornendo lezioni gratuite di italiano per stranieri. Il ritratto si accompagna ad altri due murales di Sgarbi completati nel 2015, visibili in due nicchie separate, con il profilo aquilino di Dante Alighieri e il volto di una ragazza di colore (Gibora una senegalese studente della Casa dei diritti Sociali) che si fronteggia con quello del poeta della Divina Commedia. Una rappresentazione simbolica che, interpretando le intenzioni dell’artista che ha voluto intitolare l’opera “La Divina Accoglienza”, sembrerebbe quasi riportare un passaggio di testimone dalla vecchia alla nuova Italia.
Via Giolitti MuralesSeguendo questa chiave interpretativa il ritratto di Gaetano sembrerebbe integrarsi dunque perfettamente nell’economia globale dell’opera visto che l’ambulante campano è anche una sorta di custode della Scuola della Casa dei diritti sociali e rappresenta un riuscito caso d’integrazione dal mezzogiorno nella Capitale e nel complesso substrato etnico della zona. Nonostante ciò quei vivaci occhi azzurri, la carnagione chiarissima e il candido baffone, elementi che nell’insieme tradiscono una chiara impronta longobarda o normanna nel dna, stridono e non poco con la forte presenza d’immigrati di colore e di varie etnie presenti nei pressi dello stabile, una sorta di “immigrato albino” o, con un fantasioso volo pindarico nel passato, un templare nel covo della setta degli assassini.
Gaetano Murales SgarbiA completare il “trittico sgarbiano”, tra il volto di Gaetano e quello della donna di colore, il ritratto baffuto del poeta romanesco Alberto Salustri in arte Trilussa, immortalato con il suo caratteristico baffo arricciato all’insù, accompagnato dai versi de “La Felicità” e dipinto invece dallo street artist Riccardo Rapone in arte beetroot che, in totale solitudine prima delle pennellate di Sgarbi, cercava di animare il grigiume di queste pareti.
Trilussa TerminiTra baffi normanni e barbe jihadiste
Tutto bello, tutto estremamente virtuoso e “villosamente” accattivante ma c’è qualcosa che a nostro avviso non quadra. L’ottimo Sgarbi nel ritrarre il sommo poeta come campione dell’immigrazione, probabilmente rivangando la sua vita da transfugo e i perigliosi anni dell’esilio da Firenze dopo la battaglia della Lastra, si è dimenticato delle recenti accuse di islamofobia e antisemitismo lanciate allo stesso dalla Gherush92. Qualche anno fa infatti questa organizzazione di ricercatori consulente dell’Onu propose di rimuovere dalle scuole lo studio della Divina Commedia e in particolare dei canti XXXIV, XXIII, XXVIII, XIV e XXXIV nei quali Dante non è propriamente prodigo di complimenti per la razza ebraica e particolarmente con il Sinedrio che condannò Gesù Cristo. Lo stesso Dante nei suoi versi non manca di fustigare pesantemente anche la religione islamica mettendo Maometto e Alì tra i più bassi dei gironi infernali insieme ai seminatori di discordie e ai fondatori di eresie. La stessa immagine del Profeta dell’Islam torturato all’inferno si trova anche nell’affresco di Giovanni da Modena nella Chiesa di San Petronio a Bologna che è stata indicata tra i possibili obiettivi di attacco terroristico e che, ironia della sorte, potrebbe proprio essere sferrato da uno dei tanti richiedenti asilo o “cercatori di felicità” sbarcati in Italia su uno di quei barconi provenienti dalle coste libiche e ospitati in uno dei tanti quartieri multietnici di una qualsiasi città italiana.
MachometSeguendo la probabile chiave interpretativa di Sgarbi il murales che ritrae il volto di Trilussa, potrebbe inserirsi nel trittico e in qualche maniera completarlo dal momento che il poeta, oltre a rappresentare lo spirito libertario del popolo romano, venne nominato senatore nell’Italia liberata dopo i tragici eventi del secondo conflitto mondiale con un presunto patentino da antifascista attribuitogli per non essersi mai iscritto al PNF pur non avendolo mai apertamente osteggiato se non durante il periodo delle leggi razziali (vedi la poesia “La questione della razza”). Tuttavia in mezzo ai ritratti di Sgarbi il volto di Trilussa stona, non tanto perché da fiero difensore della romanità e della sua cultura si fatica a vederlo rappresentato in un muro di un quartiere “deitalianizzato” o ancor meglio “deromanizzato”, ma anche perché forse Sgarbi e ancor prima Rapone – l’autore del ritratto in questione – sembrano aver dimenticato che durante il fascismo lo stesso Trilussa coltivò amicizie con i gerarchi Roberto Farinacci e Giovanni Preziosi e che lo stesso fu intimo nientemeno che del filosofo fascista Julius Evola. Lo stesso Trilussa nel 1911 sembrò prefigurare l’arrivo dell’impero mussoliniano nella favola del Libro del mago (Er libbro der mago) che vagheggiava il ritorno dell’Aquila Romana: “L’Italia sarà grande e forte a dispetto di quelli che non lo vogliono e di qualche amico straniero. L’Italia sarà grande non solo ma strafottente».
Murales TerminiDa una diversa angolazione il complesso pittorico di via Giolitti assume dunque una nuova prospettiva e, probabilmente in maniera del tutto inconsapevole, gli autori delle opere in questione finiscono per rappresentare un’ode all’italianità, alla romanità e forse incredibilmente anche al fascismo, visto che in questo presunto manifesto murale del multicuralismo la bella ragazza nera tra il “proto-fascista” Dante e il “non fascista” – ma solo ufficialmente – Trilussa, assomiglia sempre di più ad una foto dal fronte, una di quelle tante istantanee riportate dai soldati italiani in Africa, una cartolina degli anni ’30 insomma la faccetta nera della canzone scritta da Renato Micheli, inno del regime mussoliniano che propagandava la liberazione dell’Etiopia dalla schiavitù ancora vigente all’epoca in Abissinia.
Faccetta neraLa ragazza di colore è dunque sì l’immagine del multiculturalismo e di quella Roma da sempre votata all’accoglienza sin dai tempi degli imperatori ma rappresenta anche, e forse meglio, quei popoli oppressi che cercano la libertà negata dalla barbarie dei governi nei paesi d’origine e che il fascismo voleva liberare. Una barbarie che soprattutto negli ultimi tempi e alla luce dei recentissimi attacchi terroristici punta a scuotere la stessa civiltà europea volendola sprofondare in un nuovo medioevo – in questa chiave interpretativa la forza di Dante nel murales è sorprendente – e in una nuova lotta tra crociati e jihadisti. Quel multiculturalismo, propugnato a nostro avviso dagli autori delle opere pittoriche, presenta fondamenta poco solide soprattutto all’Esquilino e proprio intorno alla Stazione Termini e vacilla fortemente – basta aprire una qualsiasi cronaca cittadina – con i parcheggiatori abusivi stranieri che taglieggiano gli autisti, con gli immigrati che di notte tentano di aggredire, derubare e stuprare turisti, viaggiatori e passanti, con le pietre lanciate alle troupe televisive e con il puzzo delle deiezioni fisiche e dell’indecente degrado portato, certamente dalla mala gestione della cosa pubblica, ma anche dalla masnada di sbandati stranieri che affollano la zona. Proprio la stazione della Capitale d’Italia che dovrebbe rappresentare il punto d’unione tra diverse culture finisce dunque per diventare un confine invalicabile, una sorta di limes tra civiltà e barbarie.

In questa nostra escursione baffuta alla ricerca dei luoghi più irsuti di Roma e nella quale abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con il baffuto Gaetano ci siamo anche imbattuti nello sgombero dello stabile occupato dai migranti, situato vicino alla stazione Termini, tra via Curtatone e piazza Indipendenza e proprio questo episodio, unito ad una Roma piacevolmente deserta, ha contribuito a stimolare queste nostre riflessioni decisamente poco politically correct che speriamo non offendano la sensibilità di qualche nostro lettore. Ciò detto la visita di questi irsuti murales vale comunque la pena – sconsigliabile al calare della notte – potreste incontrare anche Gaetano, baffuto clavigero crociato nel cuore multietnico di Roma.

 

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