Baffi alla Dalí: inconfondibile firma di un artista senza tempo

Salvador Dalì Baffi

Le eccentriche antenne pelose del pittore spagnolo che ha trasformato i mustacchi in opera d’arte, anche dall’aldilà…

Poche figure nella storia hanno realizzato una simbiosi completa con i propri baffi come Salvador Dalí. Solo una limitata cerchia di personaggi del passato ha infatti stretto una simile interrelazione con il proprio tappetino sopra labiale, si pensi allo spazzolino di Adolf Hitler che con Charlie Chaplin ha reso celebre questa variante mustacchiuta, o al vigoroso baffone di Iosif Stalin, o all’affascinante fiammifero di Clarke Gable o al rozzo e ossigenato ferro di cavallo di Hulk Hogan.
Dalì baffiTuttavia Dalí più di tutti – o meglio di altri – ha saputo trasformare i baffi in opera d’arte avendoli resi la “parte più importante della propria personalità“, come ebbe modo di dichiarare nel corso di una memorabile apparizione al quiz televisivo “The Name’s the Same” trasmessa sull’ABC il 19 gennaio del 1954.
In quell’occasione l’artista spagnolo pronunciò rimarchevoli indizi sull’origine dei suoi mustacchi: “sono dei semplici baffi ungheresi, Marcel Proust usa lo stesso tipo di pomata per i baffi“. Questa dichiarazione sembra dunque far risalire la sua peculiare scelta stilistica alla tradizione del mustacchio magiaro e all’autore di “Alla ricerca del tempo perduto” che a sua volta fu un fiero portatore di baffi.
Marcel Proust BaffiDel resto, se le punte dei baffi affusolate verso l’alto richiamano immediatamente lo stile del mustacchio ungherese, l’opera artistica di Dalí deve molto alla produzione letteraria di Proust come si evince ne La persistenza della memoria del 1931, uno dei più famosi quadri daliniani, dove viene traslato, nello spazio onirico della tela, il concetto di relatività del tempo, le vaghe forme della memoria e la registrazione dei ricordi in maniera non convenzionale di 
Proust1 , riassunto nella rappresentazione degli orologi squagliati.Dalì baffi

Ma l’iconica scelta pelosa di Dalí potrebbe avere radici più antiche derivando dall’emulazione di due eminenti figure della storia spagnola: l’artista Diego Velasquez e uno dei suoi coevi e maggiori committenti Filippo IV di Spagna o Filippo il Grande (Felipe el Grande) detto anche il Re Pianeta (El rey Planeta) protagonisti rispettivamente a livello artistico e politico del periodo di massima espansione e potenza dell’impero spagnolo.
Velasquez-Filippo IVDalí del resto non ha mai nascosto la sua passione per il pittore sivigliano; Las Meninas Las Hilanderas,  sono state infatti da lui stesso riproposte con un’originale chiave interpretativa.
L’amore per il monarca spagnolo – con il quale Dalì condivide anche uno dei suoi nomi di battesimo Salvador Felipe Jacinto Dalí i Domènech – è invece testimoniato da un suo ritratto tra due candelabri appeso nella sua casa (convertita oggi a museo) di Portlligat in Catalogna.
Dalì BaffiNei primi anni della sua carriera artistica Dalí non era tuttavia dotato del suo prezioso arsenale pilifero. La svolta irsuta avvenne nei primi anni ’30 ed è probabilmente dovuta all’incontro con Luis Buñuel regista spagnolo convinto alfiere del mustacchio con il quale collaborò nella realizzazione delle pellicole surrealiste Un chien andalou, del 1929 e L’âge d’or del 1930. Nel primo di questi due prodotti su celluloide Dalì fa una piccola apparizione sprovvisto dei suoi proverbiali baffi ma probabilmente proprio in questo periodo subì l’influenza pelosa del baffuto regista.
Dalì senza baffiA riprova di ciò vale la pena citare l’articolo di Buñuel apparso su La Gaceta Literaria numero 35 del giugno 1928 e intitolato Variations on Menjou’s Mustache, nel quale il pioniere della celluloide surrealista, glorificava il tappetino pilifero dell’attore francese Adolphe Menjou:”Si dice spesso che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Dei baffi come i suoi (di Menjou) possono assumere la stessa funzione. Quando nei primi piani si mette in posa sopra le nostre teste cosa i suoi occhi possono dirci che i suoi baffi non ci hanno già detto?“.
Bunuel-MenjouIn questo periodo surrealista Dalì fece spesso la spola tra Madrid, dove aveva frequentato la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando e aveva ancora contatti con la scena artistica della capitale spagnola, e Parigi dove, tra influenze dadaiste e sperimentazioni surrealiste, ebbe modo di saggiare in prima persona la popolarità del baffuto attore francese e forse, in uno slancio emulativo, decise di farsi crescere un primo accenno di mustacchi: “il più piccolo baffo del mondo“, elogiando a modo suo l’attributo pilifero della star del cinema: “Il baffo di Adolphe Menjou è surrealista“.
Bunuel DalìMa fu a New York che Dalí decise di farsi crescere dei lunghissimi barbigi come le antenne dell’aragosta posta sopra la cornetta del telefono di una sua famosissima opera e pare che per rendere ancora più scenica la sua trovata, si sia assentato dalla scena artistica per diversi mesi nei quali si eclissò dedicandosi, al disegno, alla scultura e alla cura dei suoi baffi che presero la loro indistinguibile forma in virtù di una speciale pomata che lo stesso artista produsse da sé…
Dalì baffiIn questa leggendaria “parentesi coltivativa” il suo nuovo orpello peloso raggiunse la ragguardevole lunghezza di 25 cm. Dalí volle allora legare questo straordinario sviluppo alla crescita della sua vena artistica: “Come il potere della mia immaginazione i miei baffi continuano a crescere“. La mania dei baffi contagiò Dalí al punto che, negli eventi mondani, offriva ai convitati dei baffi posticci riposti in un astuccio simile ad un portasigarette: “Visto che non fumo, ho deciso di lasciarmi crescere i baffi, era meglio per la salute; allo stesso modo portavo sempre con me un prezioso portasigarette firmato Fabergé nel quale, invece che tabacco, ci avevo collocato con molta cura diversi baffi stile Adolphe Menjou. Ne offrivo ai miei amici con molta cordialità: ‘Baffi? Baffi? Baffi?’. Nessuno osava toccarli”.
Dalì baffi
Citando il De Magia Naturalis dell’alchimista, filosofo e commediografo italiano Giovanni Battista Della Porta e ricordando l’episodio biblico di Sansone e Dalila nel quale la donna filistea, tradendo la fiducia del campione della fede ebraica, annientò la forza di quest’ultimo privandolo della sua proverbiale chioma, Dalí descrisse i suoi baffi come antenne sensitive capaci di migliorare le proprie ispirazioni. Un lungo filo peloso che lo avrebbe connesso a geni irsuti del passato come Platone e Leonardo, una sorta di tricotico ponte che attraverso i secoli raggiungeva il presente: “il più sensazionale fenomeno peloso doveva ancora accadere: quello dei baffi di Salvador Dalí“.
Sansone e DalilaSulla stessa falsariga un’altra citazione dell’artista: “L’importante è che i mie baffi antinietzchiani s’alzino sempre verso il cielo, come le torri della cattedrale di Burgos”. Mustacchi dunque in connessione con l’iperuranio ma anche sorta di scudo – o meglio esorcismo – contro gl’influssi negativi del mondo esterno: “Piantati come due sentinelle, i mie baffi sona la difesa posta all’entrata della mia persona” e massima forma espressiva del pittore:”Tutto il mio corpo è recluso dentro i miei vestiti. Solo s’evidenziano i baffi”.
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Nel 1954 usciva Dalí’s Mustache, un libro in cui il  fotografo  Philippe Halsman  omaggiava il vello subnasale del genio spagnolo. In quest’opera dall’umorismo surreale i mustacchi di Dalí diventano soggetto di un’intervista fotografica nella quale Halsman immortala l’espressività iconica del dono pilifero daliniano.
L’opera è dedicata alle mogli di entrambi, interessante quella scritta da Dalì: “A Gala angelo custode anche dei miei baffi“. Il libro fu un tale successo che divenne da subito un classico ricercato dai collezionisti. L’opera fu ristampata e tradotta in diverse lingue, nel 2012 una prima edizione con dedica di Dalì a Robert Schwartz fu venduta all’asta per 6.875 dollari.
md21811640805Sfida alla gravità o cerata e flessibile opera d’arte, i baffi di Dalí sono senza dubbio l’orpello più eccentrico del pittore che amava coinvolgere altri nelle sue ardite fantasie tricotiche come quando, nell’ottobre del 1968, di fronte all’obiettivo del fotografo Jean Marie Périer, mise dei baffi posticci alla cantante francese Françoise Hardy, arrangiandole sulle labbra una ciocca di capelli a mo’ di mustacchio.
Dalì baffiNel 1974 la casa editrice tedesca Rogner & Bernhard pubblicò la collezione del lavoro letterario di Dalì stampando una copertina in bianco e nero con il profilo dell’artista tagliato dal naso al mento con i caratteristici baffi all’insù in primo piano.
Dalì schnurrbartIl museo di Salvador Dalì a St Petersbourg in Florida, in occasione dell’apertura della sua nuova sede, ha fatto fabbricare nel 2011  degli enormi baffi alla Dalì in polistirolo lunghi 12 metri e alti 4.2.
Dalì BaffiSempre nel 2011 l’Associazione Civita ha impostato una campagna pubblicitaria ponendo sulle labbra di un bambino dei possenti baffi alla Dalì accompagnando l’irsuta immagine con la frase”Artists born here”.
Dalì baffi

La recente “riscoperta dei baffi” ha in qualche modo messo nuovamente in primo piano la figura dell’artista spagnolo, un hipster ante litteram che è stato senza dubbio pioniere e maestro di “acconciature” baffute.
Il sondaggio per il “baffo del secolo”, promosso nel 2010 da MSN Him in occasione del Movember, vide trionfare i mustacchi daliniani con 14,144 voti (il 24% delle preferenze) davanti a mostri sacri del baffo come Hulk Hogan (18%) e Friedrich Nietzsche (14%).

Dalì morteL’ultima notizia che riguarda i baffi dell’artista è recentissima. E’ infatti in corso di svolgimento un procedimento penale che vede coinvolti la fondazione Gala-Salvador Dalì (che gestisce il patrimonio dell’artista scomparso il 23 gennaio del 1989 senza eredi legittimi) e la sua presunta figlia Maria Pilar Abel Martinez (che vorrebbe mettere le mani sul 25% dei beni del presunto padre). Richiesto il test del DNA da quest’ultima, la salma di Dalì (sepolta nella casa museo di Cadaques) è stata riesumata lo scorso 21 luglio, mostrando a quasi 30 anni dalla morte, tra lo stupore dei presenti, i baffi perfettamente intatti. Un coup de theatre in perfetto stile daliniano che ha lasciato di stucco anche il medico legale Narcis Bardalet, incaricato di prelevare i campioni organici dalla salma: “Sembra un miracolo, dopo questo lungo lasso di tempo i baffi dell’artista risultano perfettamente alle 10 e 10, come lui stesso desiderava“.
Tomba DalìUn accadimento eccezionale dovuto – a nostro avviso – probabilmente alla speciale “cera alchemica” utilizzata da Dalì. La vicenda legale sembra essere in ogni caso giunta a conclusione dal momento che, come è stato dichiarato ieri dalla fondazione Gala-Salvador Dalì, i risultati del test del DNA hanno dato esito negativo e dunque probabilmente la figlia illegittima dovrà provvedere al risarcimento delle spese legali e ai costi dell’esumazione che avverrà per una terza volta nei prossimi giorni consentendo di rimettere nella bara i resti utilizzati nei test (un’unghia, un dente e alcuni frammenti ossei). Nell’attesa che la corte si esprima definitivamente (l’udienza è fissata per il prossimo 18 di settembre), i baffi di Dalí torneranno dunque a deliziare nuovamente i presenti, un’ultima volta prima dell’riposo eterno.
Una vicenda che in ogni caso potrebbe regalare nuovi colpi di scena e che ancora una volta ha acceso i riflettori sui baffi di Dalí, firma inimitabile di un artista senza tempo, destinato all’immortalità.


1 M.Proust Alla ricerca del tempo perduto: “Toccherà mai la superficie della mia piena coscienza quel ricordo, l’attimo antico che l’attrazione d’un attimo identico è venuta così di lontano a richiamare, a commuovere, a sollevare nel più profondo di me stesso?”.

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