Aviatori coi baffi tra storia, mito e attualità

Icaro

Una pelosa planata dall’irsuto Dedalo, ai mustacchi dei primi pionieri del volo sino alle lanuginose virate di Gino Pilotino

I baffi hanno da sempre una forte affinità con il mondo del volo. Nelle file dei pionieri dell’aviazione si annovera infatti una lunga lista di baffuti eccellenti. Si pensi al curatissimo baffone a munubrio di Orville Wright che con il suo carico lanuginoso compensava le mancanze dello sbarbato fratello Wilbur o al curato mustacchio di Alberto Santos-Dumont che contese agli inglesi il primato del primo volo su un mezzo meccanico e all’ampio baffo circolare chiuso sul folto pizzetto dell’inventore Hiram Stevens Maxim che fu il primo ad alzarsi in volo su un velivolo da lui costruito (seppur non riuscendo a manovrarlo).

O.Whright, H. Stevens Maxim, A. Santos-Dumont.
O.Whright, H. Stevens Maxim, A. Santos-Dumont.

E pensare che Icaro, il primo uomo ad aver volato più in alto di tutti, doveva essere privo di baffi insomma implume (battuta di pessimo gusto), visto che il mito ce lo tramanda giovincello, ma chissà se in questa sua romantica sfida al sole non avesse già un primo accenno di baffetti adolescenziali.
A compensare le sue probabili mancanze c’era il padre Dedalo che viene invece descritto con un folto corredo di barba e baffi alla moda greca o cretese dell’epoca.
Un moderno Icaro baffuto fu senz’altro Franz Reichelt l’inventore austriaco, detto il sarto volante, che il 4 febbraio del 1912 a Parigi dalla sommità della Torre Eiffel tentò di planare delicatamente al suolo con un bizzarro paracadute di sua invenzione, perdendo la vita in questo suo tragico tentativo, sfracellandosi al suolo dopo un salto di 60 metri…
Flying_tailorUn esperimento folle concluso nel più tragico dei modi. E’ tuttavia forse in questa insana sfida alla gravità, mai terminata e protratta anche oggi nella corsa verso la colonizzazione dello spazio, che si esprime l’ostinazione poetica dell’uomo condannato al suolo ma da sempre affascinato dal cielo e dalle stelle… Attraverso i baffi di questi geni incoscienti, la nostra specie ha lanciato una sorta di sfida cheratinica alla gravità imitando le penne degli uccelli e le loro manovre spericolate in cielo. Una proiezione astrale che attraverso i peli dei mustacchi ha elevato i nostri sogni a realtà staccandoci da terra per accarezzare in punta d’ala i calzari piumati di Dio.
Sovente anche la cinematografia, la fumettistica (Grunt di Alan Ford vi ricorda qualcosa?) e la pubblicità in generale hanno reiterato questo stereotipo mettendo sul volto degli aviatori un imponente paio di baffi: mi chiedo a tal proposito se qualcuno della mia generazione sia riuscito a superare il trauma di Gino Pilotino, immaginario e baffuto protagonista di un gioco da tavola di fine anni ’90 dalla réclame isterica (a pensarci bene forse questo articolo è proprio frutto del lavaggio del cervello della Editrice Giochi).

In ogni caso come per tanti altri aspetti della nostra realtà (cuochi con i baffi, pornoattori con i baffi, omosessuali con i baffi) certi cliché sono duri a morire e molto più spesso è accaduto che il significante ha finito per imprimersi, o meglio associarsi e a volte sostituirsi al significato, e questo vale anche per i baffi degli aviatori.
Tuttavia senza entrare troppo nello specifico, come ricordavamo in precedenza, rilevanti antefatti storici associano i baffi all’aviazione toutcourt, basti pensare all’eroe dei cieli Francesco Baracca e al suo irresistibile baffetto da tenentino, ma anche molto più recentemente e in ambito civile al fantastico baffo brizzolato del comandante Chesley “Sully” Sullenberger che è riuscito a far ammarare un A320 sul fiume Hudson nel pieno centro di New York, episodio lanuginosamente eroico abilmente riprodotto da Clint Eastwood nel film “Sully” (da rimarcare la maiuscola interpretazione baffuta dell’attore protagonista Tom Hanks nel ruolo di Sullenberger).

Baracca e Sully
Baracca e Sully

Aldilà dei miti è la cronaca stessa a tramandare una ricca tradizione di piloti dai baffi fuori dal comune alle prese con i rigidi regolamenti militari, basti pensare al caso del tenente della RAF Chris Ball, che nel 2008, ingaggiato con la USAF in Afghanistan, impegnò una battaglia legale con i suoi superiori che volevano tagliare i suoi baffi non allineati agli standard dell’esercito perché eccessivamente lunghi ai lati e oltremodo prolungati al di sotto del labbro superiore.

Chris Ball
Chris Ball

Secondo il QR209 del Queen’s regulation (il regolamento per gli aviatori dell’esercito di Sua Maestà) i baffi sono infatti consentiti entro certi limiti ma il tenente Ball vinse comunque la sua battaglia, una storia che ricorda da vicino quella del pilota dell’Air Force (l’aeronautica militare made in USA) Robin Olds. Tradizione vuole che per scaramanzia i topgun, nelle missioni più difficili, si facciano crescere dei “baffi a prova di proiettile” (“bulletproof mustache”). Olds dopo il successo dell’operazione Bolo (operation Bolo), un famoso duello aereo della guerra del Vietnam tra caccia russi e americani nel quale il pilota baffuto ebbe un ruolo fondamentale, decise di continuare a curare il proprio tappetino oltre i limiti consentiti dai rigidi regolamenti dell’aviazione statunitense, quasi un tributo peloso alla fortuna “virile” che evitò il suo abbattimento durante la complicata missione.

Robin Olds
Robin Olds

A seguito di un’aspra battaglia con i più alti in grado fu costretto a radersi ma grazie al suo esempio venne inaugurata la Mustache March, un Movember in salsa militare che si svolge per l’appunto a marzo nel quale i soldati dell’aviazione USA si fanno crescere i baffi come segno di solidarietà alla vecchia protesta di Olds, contro i rigidi regolamenti dell’esercito statunitense e che ha come fine la raccolta di fondi a scopo benefico.

In un’intervista per la BBC, Rod Littlewood, vice presidente dell’Handlebar Club di Londra, a proposito dell’episodio del pilota della RAF Chris Ball citato pocanzi, ha voluto rimarcare la tradizione baffuta dell’esercito di sua maestà: “Siamo contenti che sia riuscito a tenere i baffi, sono un importante segno d’individualità. Una teoria dietro all’associazione baffi-piloti dice che all’alba dell’aviazione se li facessero crescere per sembrare più adulti. Durante la seconda guerra mondiale infatti molte nuove reclute erano poco più che maggiorenni e i baffi erano utili per renderli più rispettabili all’occhio dei superiori“.
Anche i regolamenti dell’aeronautica militare nostrana consentono Barba e Baffi come spiega l’ordinamento dell’uniforme (OD-4) al cap. 2: “Barba e baffi devono essere ben curati, ordinati e di lunghezza non eccessiva o sproporzionata. La parte del viso non interessata da barba e baffi deve comunque essere ben rasata. I baffi non devono eccedere la larghezza del viso. Devono essere tali da consentire il corretto uso dei capi di equipaggiamento previsti, con particolare riferimento alla maschera anti-NBC“.

Naturalmente un baffone eccessivamente pronunciato potrebbe creare problemi con la mascherina del casco ed è anche per questo che sovente si assiste a queste dispute tra piloti baffuti e superiori ferrei seguaci delle regole.
Ad ogni modo in qualche maniera i baffi sono le ali del viso, prolungamenti estetici della nostra immaginazione, antenne pelose che proiettano verso l’infinito le nostre vibrazioni… Se i piloti in futuro saranno probabilmente sostituiti da droni e intelligenza artificiale sarà senz’altro grazie a qualche genio baffuto dell’ingegneria e il volo resterà dunque sempre idealmente connesso con il vicino del naso, in una bolla immaginifica perpetua, anche quando sbarcheremo su Marte.

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