Gli antichi romani e il rito del taglio della barba

romani e barbari

Durante la pubertà i peli del viso dei giovani patrizi venivano offerti alle divinità tutelari della gioventù

barbieriGli antichi romani erano un popolo estremamente pragmatico. I legionari romani, che con la forza della loro straordinaria organizzazione conquistarono uno degli imperi più estesi del mondo antico, avevano capelli corti e si rasavano regolarmente per togliere facili appigli ai nemici in caso di corpo a corpo. Fieri della loro rasatura i romani arrivarono ad affibbiare a tutti i popoli stranieri che li circondavano il nome di barbari – quasi tutti tradizionalmente portatori sani di barba e mustacchi: i baffuti Celti, i barbuti Germani, Greci etc.- anche se a onor del vero la radice etimologica di questa parola è greca e non ha nulla a che fare con la barba ma deriva invece dalla ripetizione onomatopeica della parola Bar (Cfr. babbaleo o balbo) da balbus (trad. balbuziente), in riferimento al suono rozzo della “calata” dei popoli confinanti che doveva risultare cacofonico all’orecchio degli antichi greci e poi degli antichi romani. Nonostante ciò i baffi, la barba e i peli del viso ricoprivano un importante ruolo rituale specialmente durante la pubertà.

I romani avevano infatti fissato l’età adulta tra i quindici e i diciassette anni per i giovani ragazzi, e tra i dodici e i quattordici per le fanciulle. Quest’epoca era marcata da molte cerimonie e da grande allegrezza. Al termine di un ricco banchetto, al giovane patrizio si passava una veste virile, si andava ai templi a fare dei sacrifici e gli si tagliavano i capelli: una parte si gettava nel fuoco in onore di Apollo, una parte si gettava nell’acqua in onore di Nettuno.

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Nerone e la sua augusta barbogia

Quando ci si faceva radere per la prima volta, si rinchiudeva la barba in una scatola preziosa, per consacrarla alle divinità tutelari della gioventù, una sorta di pegno offerto ai numi che avevano vigilato sul giovane sino all’età adulta. Prima di diventare ufficialmente cittadini romani i giovani si facevano crescere barba e baffi e offrivano alla dea Juvenia il frutto della loro prima rasatura che veniva gettata in un braciere. Si deve a Nerone l’istituzione dei Giovenali o Juvenalia, giochi della gioventù dedicati alla suddetta divinità alla quale si offrivano i peli del viso dei giovani in procinto di diventare ufficialmente cittadini romani e di uscire dalla patria potestà. Lo stesso Nerone grande cultore della barba, nel 59 a.C. (anno dei suoi privati Juvenalia) per dimostrare l’amore verso i propri peli del viso, consacrò la sua prima rasatura rinchiusa in una scatola d’oro a Giove Capitolino, il più importante tra gli dei del Pantheon romano.

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Fortuna Barbata nei bassorilievi di una moneta del tardo impero

Il momento della prima tonsura per i giovani patrizi era anche segnato dall’abbandono della toga pretesta (di tessuto bianco e con l’orlatura d’una stretta lista di porpora, la stessa indossata dai magistrati curuli e dalle persone meritevoli in segno di onore, indipendentemente dalla loro funzione), e dall’assunzione della toga virilis (di colore bianco avorio). Questa cerimonia era chiamata tirocinium (tirocinio); insieme alla toga anche la bulla d’oro che contraddistingueva la discendenza patrizia dei giovani patrizi veniva abbandonata, solitamente offerta ai propri dei Lari. Lo stesso giorno in cui il giovane rampollo diveniva adulto la sua famiglia lo accompagnava al Campidoglio e al Foro e successivamente veniva iscritto sul registro dei cittadini romani, mentre il padre offriva una moneta alla dea Juventa.

I giovani in età adolescenziale affidavano invece le loro sorti alla Fortuna Barbata uno dei tanti volti della Fortuna romana che accompagnava i giovani fino all’apparizione dei primi peli. Questa divinità assomigliava nei suoi attributi piliferi alla Venere Calva, anche lei dotata di barba e che al pari della Fortuna Calva, rappresentava la sorte (“acciuffata per un pelo”)riservata alle persone particolarmente fortunate.

Questi riti di passaggio erano la gioia dei Tonsor (barbieri) che potevano così esercitare la loro arte con i giovani rampolli romani radendo la loro lanugo (peli del viso) quando questa non era falciata da uno schiavo specializzato in tale mansione.

 

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