Beffe baffute: Vincenzo Peruggia e il “ratto” della Gioconda

Vincenzo Peruggia

Il patriota baffuto che beffò la Francia rubando dal Louvre il celebre quadro di Da Vinci

Vincenzo Peruggia Gioconda

C’è chi lo ha considerato un patriota, chi invece un ladro; il baffuto Vincenzo Peruggia è celebre nel mondo per essere colui che mise a segno uno dei furti più celebri della storia riportando in Italia la Gioconda – o Monnalisa -, facendola sotto i baffi alla sicurezza del Louvre e a tutta la Francia.
Nasceva l’8 ottobre di 135 anni fa a Trezzino frazione di Dumenza, paesino in provincia di Varese, figlio di Giacomo, muratore e Celeste casalinga, aveva altri quattro fratelli: tre maschi e una femmina. Appreso il mestiere dell’imbianchino, con in tasca un diploma di disegnatore di ornato, si trasferì con il padre a Lione e successivamente, dopo essere stato riformato dal servizio di leva, cercò lavoro a Parigi dove emigrò nel 1907.
Vincenzo PeruggiaAssunto dalla ditta del signor Gobier, si aggregò con altri operai che lavoravano al Museo del Louvre con il compito di pulire quadri e ricoprirli con cristalli. Maturando da tempo il piano di vendicarsi dei soprusi dei francesi che ridevano per il suo mandolino, e lo chiamavano “mangia-maccheroni”, decise di rubare la Gioconda che credeva bottino di guerra di Napoleone (in verità Leonardo vendette la tela al re di Francia Francesco I già nel 1516 e non era dunque nelle 506 opere – di cui solo 249 furono restituite – sottratte dall’esercito napoleonico nelle campagne di guerra in Italia). La mattina del 21 agosto 1911 s’intrufolò nel museo parigino e puntò diretto alla tela del Da Vinci che tolse dalla cornice e nascose sotto il vestito da lavoro dileguandosi dall’edificio attraverso un’uscita di servizio.
Monnalisa BaffiQuando alcuni pittori giunti per studiare i quadri del rinascimento italiano si accorsero della mancanza del dipinto in poche ore scattò la caccia all’uomo e i giornali di tutto il mondo stamparono notizie sull’accaduto. La polizia indagò e a caccia di un colpevole setacciò tutta Parigi arrivando ad accusare del furto persino gli artisti Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso mentre lo stesso Peruggia veniva interrogato e la sua casa a Rue de l’Hôpital Saint Louis nel X° arrondissement era messa a soqquadro dalla Gendarmerie (l’astuto imbianchino nascose perfettamente l’opera all’interno di un tavolo della sala da Pranzo dell’appartamento).
Lo stesso Peruggia si era creato un alibi di ferro avendo bisbocciato con gli amici la sera precedente al furto in mezzo a diversi amici e presentandosi in ritardo al lavoro la stessa mattina fingendosi ubriaco.
Una volta che le acque si calmarono, nascose il prezioso dipinto nel doppiofondo di una valigia e contattò gli uffizi di Firenze sotto falso nome. Partito alla volta dell’Italia, certo che la “riconsegna” del quadro gli avrebbe procurato una ricompensa, soldi, notorietà e magari un lavoro in un museo italiano, venne invece arrestato e il 5 giugno del 1914 processato dal tribunale di Firenze, dove fu riconosciuto colpevole e condannato a un anno e quindici giorni di prigione per furto aggravato (scontate nella prigione de Le Murate). La sua unica figlia Celestina, conosciuta a Dumenza come “Giocondina”, scomparsa il 10 marzo 2011, in un’intervista di qualche anno fa ricordava come all’epoca della sentenza tra Italia e Francia ci fosse un contenzioso per via di due navi francesi sequestrate dalla marina italiana con un sospetto contrabbando di armi a favore della Turchia durante la guerra di Libia. La condanna del padre s’inserì perciò in questo complicato contesto e in qualche maniera contribuì a mitigare i delicati rapporti diplomatici tra le due nazioni.
peruggia-processoUna volta scarcerato trovò fuori dalla prigione un gruppo di studenti toscani che gli offrirono 4.500 lire il risultato di una colletta a nome di tutti gli italiani. Partecipò alla prima guerra mondiale e finì in un campo di prigionia austriaco. Alla fine del conflitto il 26 ottobre del 1921 si sposò con Annunciata di quindici anni più giovane, nel frattempo il suo mito si era già diffuso e lo stesso Peruggia regalava cartoline della Gioconda firmate da lui (e chissà se come l’artista dadaista Marcel Duchamp non creasse dei ready-made mettendo i suoi rigogliosi mustacchi a manubrio sul dipinto di Da Vinci ricordando la sua celebre beffa baffuta alla Francia).
Gabbò ancora i francesi tornando nel paese d’oltralpe con un documento falso nel quale sostituì il suo nome Vincenzo con quello di Pietro (il suo secondo appellativo). Andò a vivere a Saint-Maur-des-Fossés, riprese a lavorare nella periferia di Parigi e non fu mai tradito dagli italiani del quartiere che l’avevano riconosciuto e sapevano del suo tiro mancino al Louvre.
vincenzo peruggia baffiIl suo patriottismo è ulteriormente confermato dal fatto che volle che sua figlia nascesse italiana e riportò sua moglie a Dumenza per il parto. Morì per un infarto a 44 anni l’8 ottobre del 1925 e la sua consorte Annunciata ricorda che una volta prima del furto lo stesso Peruggia, portandola in visita al Louvre, pronunciò questa frase sibillina: “Marciranno le tegole del tetto ma il mio nome rimarrà scolpito nei secoli”… Accadde proprio così visto che Peruggia è da tutti riconosciuto come uno dei “ladri” più celebri della storia; su di lui sono stati girati film, sceneggiati televisivi e sono stati scritti numerosi libri.
Recentemente anche Vittorio Sgarbi, per la pubblicità della Citroen, ha provato ad emulare Peruggia volendo riportare “per scherzo” in Italia la Gioconda…

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