Italiani baffo nero

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Alle origini di uno degli stereotipi che accompagnano atavicamente il popolo italiano insieme ad altri noti cliché come pizza, spaghetti e mandolino

immigratiUno dei più noti stereotipi che accompagna l’immagine dell’Italiano all’estero è senz’altro quello del baffo e più specificatamente del mustacchio nero. Con pizza, spaghetti, maccheroni e mandolino, la linea di pelo sopra labiale dal colore scuro è uno dei cliché caratteristici nell’immaginario collettivo che si è sviluppato a riguardo della popolazione maschile del nostro paese da parte della comunità estera.
Difficile stabilire con certezza quando questo modello abbia iniziato a popolare l’immaginazione dei nostri vicini e dei popoli del resto del mondo, per cercare di comprenderlo meglio a nostro avviso bisogna analizzare la storia dell’emigrazione italiana all’estero. Nel periodo dell’antica Roma i nostri augusti progenitori erano “inventori” di cliché dominando gran parte del Vecchio Continente ed estese regioni del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, con copiosi flussi di stranieri che si dirigevano verso la capitale dell’impero, artisti, soldati, mercanti, delegati politici e schiavi (citiamo a titolo esemplificativo solo alcune delle macro categorie che raggiungevano Roma) e dunque in questo periodo erano i popoli del mondo a venire in Italia e non viceversa.
A partire dal medioevo e durante tutto l’arco della storia fino ai giorni nostri, dallo stivale (il concetto d’Italia come nazione non era che un’idea astratta nell’empireo di alcuni filosofi e pensatori), diversi gruppi di persone, si sono progressivamente mossi verso l’estero per varie ragioni. Mercanti, politici e banchieri ma anche artisti, artigiani specializzati e avventurieri si spostavano per l’Europa alla corte dei vari potenti dell’epoca per esportare cultura e savoir faire oppure creando delle vere e proprie enclavi all’estero come accadeva ad esempio con i mercanti delle repubbliche marinare.
Nel corso del Risorgimento non erano pochi gli esuli politici che fuggivano dalle rappresaglie seguite ai moti di rivolta contro le istituzioni dell’epoca ma il fenomeno restava ancora di piccola portata e non si poteva di certo ancora parlare di emigrazione di massa seppure diversi avventurieri iniziavano ad imbarcarsi verso Sud America e Stati Uniti alla ricerca di fortuna. Si inizia ad assistere ad una vera e propria emigrazione di “protoitaliani” a partire metà dell’800 e soprattutto dopo l’unità d’Italia, un evento che ha terribilmente impoverito il Sud e che ha costretto centinaia di migliaia di emigranti a lasciare le loro terre per cercare fortuna all’estero. Le mete preferite erano la Francia, la Germania, la Svizzera, il Belgio e i Paesi Bassi che richiedevano mano d’opera nelle fabbriche e nelle campagne. Anche gli Stati Uniti e nel Sud America il discorso era lo stesso con la crescente richiesta di forza lavoro da impiegare nella nascente industria e di coloni da spostare in vaste aree ancora decisamente spopolate. Diversi esuli dal Sud Italia parteciparono alla guerra di secessione americana rivestendo anche a volte cariche militari di un certo rilievo.

Baffuto maggiore generale unionista
Edward Ferrero, Baffuto italoamericano maggiore generale unionista durante la guerra civile

Durante il fascismo il regime cercò invece di promuovere il ritorno in Italia dei suoi “figli perduti” all’estero e di limitare il fenomeno dell’emigrazione favorendo l’incremento demografico mentre al termine della guerra, con gli enormi danni del secondo conflitto mondiale e l’impoverimento diffuso che ne derivò soprattutto tra gli strati popolari della nazione, il flusso migratorio riprese regolarmente scemando soltanto nel corso degli anni ’50-’60 sulla scia del boom economico per riprendere recentemente e in maniera sempre più vasta sull’onda della recente crisi economica.

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Francesco II (a sinistra), Vittorio Emanuele II (a destra)

Sia Francesco II delle Due Sicilie che Vittorio Emanuele II primo re d’Italia (vedi foto sopra), gli ultimi due regnanti dell’Italia divisa (escludiamo naturalmente il glabro Papa Pio IX che per motivi di regolamenti religiosi si presentava sbarbato) erano portatori sani di augusti baffoni. L’aristocrazia tendeva naturalmente ad imitare i costumi dei propri regnanti e sia al Nord che al Sud i mustacchi erano dunque il corredo essenziale di un nobiluomo che si rispetti. Lo stesso fenomeno veniva poi replicato dalla borghesia che aspirava al rango nobiliare e anche nelle classi sociali meno agiate la tendenza era la stessa e particolarmente al Sud, dove come riferimento, insieme al Re mustacchiuto, c’erano senz’altro anche i vari capi bastone che con pugno duro dominavano i borghi e le aree rurali e che erano dotati di mustacchi forse più folti di quelli di Franceschiello (proverbiali i mostazzi a punta dei guappi della Camorra ma anche i mustazzi dei picciotti di Cosa Nostra che in passato, con lupara e coppola, sono stati uno dei segni di riconoscimento di questa associazione a delinquere).

Marlo Brando il più celebre boss mafioso del cinema ne "Il Padrino parte Iª"
Marlo Brando il più celebre boss mafioso del cinema ne “Il Padrino parte Iª”

Immaginiamo dunque che un’altissima percentuale di questi migranti portasse dunque i baffi per cultura e tradizione, non solo quelli del sud ma anche al nord, dove la percentuale mustacchiuta a nostro avviso doveva essere leggermente più bassa, non erano pochi quelli che si fregiavano il tratto sopra labiale con questo segno di distinzione mascolina. C’è senz’altro del vero anche in tutti gli altri stereotipi annessi con la nostra cultura, come la pizza, i maccheroni e gli spaghetti che non dovevano mancare sulla tavola dei nostri emigranti e probabilmente in molti sapevano anche strimpellare il mandolino, ma in questa sede tralasceremo questi altri cliché, rivolgendo la nostra attenzione esclusivamente ai baffi.

Non solo i nostri regnanti sono stati portatori sani di baffoni, anche diverse personalità italiane tra fine ‘800 e primi del ‘900 hanno contribuito a reiterare lo stereotipo dell’italiano baffuto, si pensi solo a titolo esemplificativo ai mustacchi irredentisti di D’Annunzio, a quelli futuristi di Marinetti e Balla,  ma anche all’affilato baffone dell’anarchico Bartolomeo Vanzetti che insieme al glabro compagno Ferdinando Nicola Sacco fu protagonista di uno dei casi giudiziari più discussi degli anni ’20 insieme al baffo italico del ladro più famosa della Francia Vincenzo Peruggia il “Lupin” della Gioconda, ma la lista di illustri baffoni tricolori celebri in patria come all’estero potrebbe continuare all’infinito.
Vale la pena citare, sempre a proposito della reiterazione di questo steoreotipo in tempi moderni, il caso dei baffi di Super Mario e Luigi, la coppia di idraulici della celebre saga videoludica della Nintendo. In pochi sanno che l’ispirazione per il famoso Mario nato dalla mente del presidente dalla Nintendo of America, Minoru Arakawa, deriverebbe da tal Mario Segale affarista ed imprenditore edile statunitense di origini italiane che all’epoca affittava i locali all’azienda nipponica e pare fosse stato indulgente con gli arretrati che gli affittuari giapponesi gli avrebbero dovuto pagare. E così il primo baffuto Mario che appare in Donkey Kong non sarebbe altro che un tributo a questo uomo d’affari italo-americano come ha confermato recentemente la stessa Nintendo e come è possibile leggere anche nei libri Game Over, a cura dello scrittore David Sheff, e in The Ultimate History of Video Games, di Steven L. Kent.
mario-e-luigiResta il mistero del Luigi baffuto che alcuni internauti, come abbiamo potuto constatare navigando negli intricati grovigli del web, individuerebbero nel mitico Enzo Montagnani, mustacchiuto protagonista di diverse pellicole dell’epoca d’oro della commedia sexy all’italiana spostando invece l’ispirazione del personaggio di Mario su Alvaro Vitali altro mostro sacro del trash italiano. I due in una breve sequenza della pellicola “Dove vai se il vizietto non ce l’hai?” di Marino Girolami del 1979 interpreterebbero infatti due idraulici con degli improbabili baffi posticci.
Effettivamente guardando questo spezzone del film, stuzzica l’idea che i programmatori abbiano preso spunto da questa pellicola per i loro soggetti animati, considerando che Donkey Kong venne rilasciato due anni dopo l’uscita del film, ma in mancanza di conferme da parte dei programmatori si resta sempre purtroppo nella sfera delle supposizioni.
Insieme a SuperMario si consideri inoltre che il jetset internazionale dopo la seconda guerra mondiale è stato sempre popolato da stelle italiane riccamente baffute che hanno contribuito a reiterare lo steorotipo “degli italiani dal baffo nero” si pensi a Ugo Tognazzi, Vittorio Gassmann, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni e molti altri che in diverse fortunati film nell’epoca d’oro del nostro cinema hanno interpretato personaggi del grande schermo con mustacchi d’un certo spessore.
sottoilsolediroma-1948-sordiDunque non bisogna storcere il naso, rischiando di guastare la posa dei baffi, ascoltando questo cliché sugli italiani visto che fino a qualche anno fa doveva corrispondere a verità, vale invece la pena controbattere quando si associa l’emigrazione Italiana alla Mafia sottolineando una presunta affiliazione a causa dei mustacchi, un fenomeno senz’altro presente ma risibile comparato al florido capitale umano che ha accompagnato il movimento sia mustacchiuto che glabro della nostra gente, portando mano d’opera qualificata, cultura, savoir faire e per l’appunto un inestimabile patrimonio irsuto.

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